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                                           Roma cambia se decide Roma

 

                        Lettera aperta della rete «Roma non si vende - Decide Roma»

 

A pochi giorni dal ballottaggio, «Decide Roma» torna a prendere parola. Lo facciamo con il metodo e con i contenuti di un percorso collettivo che si sta riappropriando, dal basso, della Politica. È infatti il potere stesso di decidere che va rimesso nelle mani dei cittadini, intrappolato ormai da troppo tempo negli schemi della rappresentanza politica, che prevedono un rapporto “fiduciario”. La fiducia dei cittadini nella rappresentanza è crollata già da un pezzo, e solo la partecipazione diretta e la lotta potranno favorire il cambiamento. Partecipazione, nel suo senso originario, è “prendere parte” alle decisioni che segnano la vita di una comunità. Per questa ragione la partecipazione non può esaurirsi all’interno dell’urna elettorale.

Uno dei temi che ci sta a cuore è quello del patrimonio pubblico, del suo uso e della sua gestione, il cui significato estensivo include, oltre agli spazi, anche la pubblica utilità dei servizi, oggi gravemente inficiati dai processi di precarizzazione del lavoro e della vita, oltre che dalla loro privatizzazione e vendita.

Ne abbiamo discusso, pubblicamente, con Virginia Raggi, e con altri candidati, al Nuovo Cinema Palazzo, in un confronto aperto e schietto, a cui Roberto Giachetti ha scelto di non prendere parte, nonostante le ripetute sollecitazioni. In quell’occasione abbiamo presentato la nostra proposta programmatica: la Carta di Roma Comune, discussa ed elaborata in decine di assemblee, affollatissime. In quella Carta sono espressi i principi fondativi di un nuovo modo di intendere il senso e il ruolo di tutto il “sistema pubblico”. Possiamo racchiuderli in tre parole per noi costituenti: beni comuni urbani.

Dopo mesi di intensa mobilitazione, sotto la minaccia concreta dello sgombero degli spazi sociali e associativi - avamposti di solidarietà, di welfare autogestito, di costruzione di comunità - qualcuno ha finalmente criticato la «politica della ruspa» (ci riferiamo alla posizione di Virginia Raggi, espressa nel corso dell’assemblea e ribadita nelle pagine di questo giornale). Auspichiamo che l’impegno a bloccare le ruspe sia concreto e fattivo anche dopo il 19 giugno. È il tempo del cambiamento e delle proposte costituenti, non dell’uso della forza nei confronti delle formazioni sociali che difendono e rivendicano un uso comune di beni e servizi.

Il riconoscimento dei beni comuni urbani non è un’utopia. Sono più di 90 le città in Italia che hanno adottato regolamenti comunali in questo senso. A Napoli la sperimentazione è avanzatissima, nei termini di un rapporto virtuoso tra l’Amministrazione e le soggettività autonome che si prendono cura di parti importanti della città: un modello che funziona e che è stato premiato alle elezioni. D’altra parte, nella scorsa consigliatura, erano state presentate alcune proposte interessanti, come il regolamento dei beni comuni presentato dal gruppo consiliare del M5S, che già superava il meccanismo del bando pubblico e che prevedeva forme di “condivisione” tra Roma Capitale e le soggettività autonome che si costituiscono in relazione alla cura dei beni comuni urbani.

Ora, il tema è proprio questo: il bando pubblico e i beni comuni sono tra loro incompatibili. Il bando pubblico è strumento di competizione, di concorrenza, dunque di esclusione; i beni comuni sono strumenti di partecipazione, collaborazione, condivisione. Il bando pubblico è finalizzato a gestire gli appalti dentro il mercato, i beni comuni si pongono fuori dal mercato, dalle logiche della redditività e del commercio.

Siamo consapevoli della necessità di abbattere i muri di opacità che, per decenni, hanno favorito a Roma il riprodursi di meccanismi clientelari e corruttivi, animati soprattutto dai partiti. Da quando siamo nati, liberando spazi destinati alla speculazione e promuovendo una gestione collettiva dei servizi e del welfare, la nostra è stata una lotta attiva contro questi meccanismi. L’unica ricetta per un cambio di sistema è quella della partecipazione e del decentramento del potere. La corruzione nasce sempre quando al governo dei molti si sostituisce il governo dei pochi. Una politica coraggiosa è quella che riconosce nei cittadini, anche oltre momento elettorale, la facoltà di decidere: non decidere solo chi governa, ma decidere come si governa.

Dopo le elezioni, sarà necessario avviare un grande processo di riscrittura delle regole e dei principi fondativi del vivere in comune. Ormai la strada è segnata. Ciò che sta “in basso” si contrappone a ciò che sta “in alto”. In alto, c’è la via del ricatto del debito e delle compatibilità imposte dal governo e dall’Unione Europea. In basso, la riappropriazione della decisione politica, la partecipazione diretta e il municipalismo per pretendere il riconoscimento dei beni comuni urbani. Un percorso che ha fatto una scelta di campo e che non è disposta a retrocedere di un millimetro verso quel cammino di giustizia sociale che collettivamente abbiamo deciso di intraprendere.

#DecideRoma

Roma, 9 giugno 2016

(Ulteriori materiali di approfondimento su questi temi, e specialmente sul tema del bando pubblico, sono disponibili sulla piattaforma www.decideroma.com)

 

 

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Lettera aperta della Comunità del LSA 100celle - Ex Casale Falchetti

Viviamo in tanti male, impoveriti, nella insicurezza per il lavoro, la salute, l'educazione, il futuro nostro e dei nostri figli, mentre in pochi si arricchiscono scandalosamente, sempre di più e chi governa decide, senza consultarci, dei nostri destini privandoci del necessario per una vita dignitosa. Le nostre vite, prive delle sicurezze e diritti conquistati nei decenni passati, smantellati, legge dopo legge, sono sempre più difficili.

Nel tempo, ci hanno convinto, che l'economia e la politica che governano le nostre vite siano le migliori e uniche possibili per fronteggiare le crisi, il debito del paese, quello delle nostre città, ma sappiamo che non è così.

NOI VIVIAMO E OPERIAMO A CENTOCELLE, UNA DELLE TANTE PERIFERIE DELLA CITTÀ, DOVE SONO SEMPRE POCHI O MANCANO DEL TUTTO SERVIZI, SPAZI SOCIALI, EDUCATIVI, LUDICI, CULTURALI, VERDE FRUIBILE, PIAZZE ACCOGLIENTI, STRADE PULITE E SICURE, MARCIAPIEDI PERCORRIBILI, PISTE CICLABILI, TRASPORTI EFFICENTI, UN BEL PAESAGGIO.

In questi anni, tanti abitanti della periferia della città, stanchi dell'abbandono hanno unito le forze, si sono auto-organizzati e hanno deciso di mettere energie e tempo libero in comune per rendere i quartieri più vivibili. Sono stati recuperati, così, tanti spazi, abbandonati, destinati ad un deperimento inesorabile. Rimboccate le maniche, giorno dopo giorno, anno dopo anno, a titolo gratuito, grazie a tanti cittadini questi spazi sono divenuti accoglienti, accessibili, straordinari esperimenti comunitari, sociali, educativi, artistici, culturali e senza alcun aiuto dello stato o del comune, se non in alcuni casi, un affitto a canone sociale, come stabilito dalla Delibere comunali. NEL NOSTRO MUNICIPIO E NEL NOSTRO QUARTIERE CE NE SONO MOLTI.

TRA QUESTI C'È IL CASALE EX FALCHETTI, DI PROPRIETÀ COMUNALE, RIMASTO IN MANI PRIVATE E POI NELL'ABBANDONO SINO ALLA RESTITUZIONE AL QUARTIERE AVVENUTA GRAZIE AD UNA RETE DI ASSOCIAZIONI E ABITANTI, NEL 1999, PIÙ DI 15 ANNI FA.

OGGI QUESTA ESPERIENZA, COME TUTTE LE ALTRE ESPERIENZE CHE COSTITUISCONO UNO STRAORDINARIO ESEMPIO DI GESTIONE COMUNITARIA DI BENI PUBBLICI, È SOTTO ATTACCO. NON VIENE RICONOSCIUTO ALCUN VALORE:

AL LAVORO VOLONTARIO DI ANNI e ANNI DEGLI ABITANTI

AL PRESIDIO CULTURALE, EDUCATIVO E SOCIALE CHE LA NOSTRA E LE TANTE ALTRE ESPERIENZE RAPPRESENTANO PER LE COMUNITÀ LOCALI E TUTTA LA CITTÀ.

“Rilascio bonario e immediato dell’immobile libero da cose e persone”, recita così la lettera recapitataci dal Dip. al Patrimonio di Roma Capitale, che invita a interrompere ogni attività, in 10 giorni, dopo anni di affitto pagato, a canone sociale, concordato con il Dipartimento stesso. Le clausole che ci consentirebbero di concorrere ad un eventuale Bando futuro sono inaccettabili e insostenibili, per una realtà sociale, che non opera per fare denaro: 3200 euro mensili e garantire la custodia del bene…. UNA VERA FOLLIA!

ROMA, UNA CITTÀ DOVELA POLITICA HA FALLITO, GESTENDO GLI INTERESSI DI POCHI E NON DEI MOLTI SUOI ABITANTI, PRIVA DI SINDACO, GIUNTA, CONSIGLIO, E’ GUIDATA DA PREFETTO E COMMISSARI, SENZA ALCUN MANDATO ELETTIVO DEI CITTADINI, CHE STANNO OPERANDO COME UN CATERPILLAR , PER FARE CASSA…..

BASTA! BASTA!BASTA!

NOI CITTADINI, ABITANTI E SOCI DELLA ASSOCIAZIONE LABORATORIO SOCIALE 100CELLE

DICIAMO FORTE E CHIARO BASTA

AL PROFITTO SULLE NOSTRE VITE,

SUGLI SPAZI SOCIALI RESTITUITI ALLA CITTÀ

ALLA RIDUZIONE DEI SERVIZI

ALLA PRIVATIZZAZIONE DEGLI ASILI

AL DEGRADO DEI NOSTRI QUARTIERI

DICIAMO NO!

A CHI VUOLE RIMANDARE NEL DEGRADO GLI SPAZI COMUNITARI O FARCI SPECULAZIONE

A CHI CI VUOLE FAR VIVERE IN QUARTIERI BRUTTI, PRIVI DI SERVIZI E CULTURA E ALTERNATIVE AL PRESENTE UNICO E POTENTE DEI CENTRI COMMERCIALI.

ABBIAMO IMPARATO

CHE, I CITTADINI INSIEME, UNITI DA UNA VOLONTÀ MORALE CHE SUPERA L'INDIVIDUALISMO E L'INTERESSE ECONOMICO, CONSAPEVOLI PORTATORI DI DIRITTI DI CITTADINANZA, UNITI DALLA FIDUCIA CHE INSIEME SI PUÒ CAMBIARE E DIFENDERE DIRITTI E BENI COMUNI

POSSONO FARE MIRACOLI

NOI SIAMO UNA COMUNITÀ, UNA COMUNITÀ SOCIALE, CHE OPERA PER IL BENE DELLA COLLETTIVITÀ E ANCHE SE CI BUTTASTE FUORI, SAPREMMO RICOSTITUIRE IL VALORE SOCIALE DELLA COMUNITÀ E IL SUO POTERE DI AGIRE PER LA SUA DIFESA E I SUOI DIRITTI.

CHIEDIAMO

A DONNE, UOMINI, GIOVANI, E ANZIANI, ALLE ASSOCIAZIONI,

CHE LAVORANO NELLA NOSTRA PERIFERIA E NEL NOSTRO MUNICIPIO DI INCONTRARCI :

PER RESTITUIRE VALORE ALLE ESPERIENZE

DI COMUNITA’ E DI DIFESA DEI BENI COMUNI COME LE NOSTRE

PER AVVIARE UNA NUOVA STAGIONE DI POSSIBILITÀ E CAMBIAMENTO, PER I NOSTRI QUARTIERI E LE NOSTRE COMUNITÀ

PER COSTITUIRE UNA COMUNITA’ TERRITORIALE CHE RAPPRESENTI

I BISOGNI COMUNI DI TUTTI NOI E DEI NOSTRI QUARTIERI

 

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Caccia made in Italy per i raid israeliani a Gaza
di Antonio Mazzeo

Mentre nella striscia di Gaza è in atto l’operazione militare “Bordo protettivo”, la più devastante degli ultimi due anni, la testata giornalistica Heyl Ha’Avir annuncia che nelle prossime ore due caccia addestratori avanzati M-346 “Master” di produzione italiana saranno consegnati alle forze armate israeliane. Si tratta dei primi velivoli prodotti dagli stabilimenti di Venegono Superiore (Varese) di Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica, ordinati da Israele nel febbraio 2012. Gli M-346 giungeranno nella base di Hatzerim, nei pressi di Beersheba, deserto del Negev, dove - secondo le autorità militari - saranno impiegati per la formazione di piloti e operatori di sistemi. I “Master” saranno denominati “Lavi” (leone in ebraico), come il progetto per un sofisticato caccia di produzione nazionale, cancellato nel 1987 per i suoi insostenibili costi finanziari. “I Lavi consentiranno uno sviluppo qualitativo e quantitativo nell’addestramento dei futuri piloti”, ha dichiarato il generale Shmuel Zucker, capo delle acquisizioni di armamenti del ministero della difesa d’Israele. Alenia Aermacchi conta di concludere la consegna dei restanti 28 esemplari entro il 2016.
Il governo israeliano ha deciso di assegnare i caccia M-346 alle Tigri volanti del 102° squadrone dell’Aeronautica militare per addestrare i piloti alla guida dei cacciabombardieri di nuova generazione come “Eurofighter”, “Gripen”, Rafale, F-22 ed F-35, ma potranno essere utilizzati anche per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave. I velivoli di Alenia Aermacchi prenderanno il posto degli obsoleti TA-4 Skyhawk di produzione statunitense, alcuni dei quali furono utilizzati nei bombardamenti di Gaza nel 2010.
Il primo addestratore M-346 è stato presentato il 20 marzo scorso nel corso di una cerimonia tenutasi presso lo stabilimento Alenia Aermacchi di Venegono Superiore, alla presenza di alti ufficiali del Ministero della Difesa e dell’aeronautica militare israeliana e dei partner industriali stranieri. Alla produzione dei caccia (la cui copertura finanziaria è assicurata dal gruppo UniCredit) concorrono infatti importanti aziende internazionali. Northrop Grumman Italia fornisce il sistema per la misura di assetto e direzione “LISA 200”, basato su giroscopi a fibre ottiche realizzati nello stabilimento di Pomezia; Elbit Systems, grande azienda israeliana specializzata nella realizzazione di tecnologie avanzate, sviluppa il nuovo software caricato sugli addestratori per consentire ai piloti di esercitarsi alla guerra elettronica, alla caccia alle installazioni radar e all’uso di sistemi d’arma all’avanguardia. In vista del nuovo “Lavi”, Elbit Systems ha costituito con IAI - Israel Aircraft Industries il consorzio denominato “TOR”, ottenendo dal governo israeliano finanziamenti per 603 milioni di dollari. Il consorzio ha già comunicato di aver completato nella base di Hatzerim la costruzione del centro di addestramento a terra destinato ad accogliere i simulatori di volo. Parte del supporto logistico e le attività di manutenzione e riparazione degli M-346 saranno garantite in loco da personale di Alenia Aermacchi, grazie ad un contratto di 140 milioni di euro sottoscritto lo scorso anno con le imprese israeliane. Altra azienda impegnata nella produzione di componenti per l’M-346 è Honeywell Aerospace Europe, con sede a Raunheim (Francoforte) ma controllata interamente dalla statunitense Honeywell International, Inc..
I bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza hanno preso il via martedì 8 luglio e secondo fonti palestinesi avrebbero già causato la morte di 28 civili e più di un centinaio di feriti. Il governo di Tel Aviv ha ammesso di aver compiuto 160 attacchi aerei, “colpendo 120 postazioni e rifugi di militanti di Hamas o luoghi da dove venivano lanciati razzi contro Israele”. Intanto non è escluso che nelle prossime ore venga scatenata un’offensiva via terra. Un imponente dispiegamento di militari è stato registrato alle frontiere con Gaza e il governo ha autorizzato l’esercito ad attivare 40.000 riservisti. “Se avremo la necessità d’intervenire con un’operazione terrestre, noi lo faremo”, ha dichiarato in un’intervista televisiva il ministro dell’interno Yitzhak Aharonovitch. “Quest’opzione esiste e le istruzioni del premier Netanyahu sono di prepararsi ad una profonda, lunga, continua e forte campagna a Gaza. Noi non ci fermeremo sino a quando non si arresterà il lancio di razzi contro Israele”.

 

 

 

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Rispondiamo all’inaccettabile prepotenza che nega agli abitanti l’uso
dell'area pubblica del lago dell’Ex SNIA. Presidio oggi ore 18:00
all’ingresso al lago su via di Portonaccio

Domenica 25 Maggio in una bella giornata di partecipazione attiva, gli
abitanti con le proprie mani sono riusciti a rendere accessibile
l’ingresso pubblico al lago su via di Portonaccio, costruendo una scala
di legno sopra un muro illegittimo, rendendo finalmente fruibile a
centinaia di persone quest’area che custodisce il lago, espropriata dal
2004 per essere un parco e negata da dieci anni a tutti noi. A distanza
di soli tre giorni una ruspa ha fatto scempio di questa struttura e
scavato un fossato per impedire ogni ulteriore ingresso.

L'intervento con la ruspa è avvenuto in un’area pubblica di Roma
Capitale, chi ha autorizzato quest’atto distruttivo, per conto di chi,
per quali interessi?

Dopo il criminoso sbancamento della collina del Parco delle Energie a
ottobre, questa è una risposta violenta contro la volontà degli abitanti
di poter usare un bene comune.

Comune e Municipio continuano a tergiversare sul lago e sul parco,
parole alle quali dopo otto mesi ancora non è seguito nessun atto
concreto, nessuna soluzione. Per aprire il parco si tratta di completare
semplici formalità, e fino a pochi giorni fa l’amministrazione faceva
finta di non sapere che quell’area è pubblica dal 2004 e di chi è la
competenza.

Se non si fa il parco subito, il 14 agosto scadono i termini dopo dieci
anni dall'esproprio, con il grave rischio di dover rendere indietro a
Pulcini l'area, lago compreso. Tanti i progetti speculativi già tentati
negli ultimi 20 anni con il centro commerciale, i mondiali di nuoto, i
residence per studenti e le quattro torri da 100 metri, che solo la
mobilitazione degli abitanti è riuscita a fermare. Non c’è più tempo!

Dopo mesi di mobilitazione e di studio dell'ecosistema del lago, a
distanza di un mese dal 25 Aprile che ha visto entrare e liberare il
lago dell’ex Snia da un corteo di più di 5000 persone, dopo la giornata
di domenica 25 Maggio in cui abbiamo cominciato a realizzare il nostro
parco con l’autocostruzione, ora non ci fermiamo.
Lanciamo un presidio per oggi, giovedì 29 maggio 2014 dalle 18:00
all’ingresso al lago su via di Portonaccio (direzione Prenestina dopo il
ponte della ferrovia). Per affermare con forza che quel cancello è
pubblico e deve garantire l’uso dell’area a tutti gli abitanti e che sia
istituito il PARCO SUBITO stanziando i soldi in bilancio per l’immediata
cantierizzazione e l'annessione al parco delle Energie.

Parco subito – Lago per tutt* – Cemento per nessun*

informati – comunica – lotta
www.exsnia.it/ | www.lapigna.info/ | facebook.com/lagoexsnia
lagoexsnia.wordpress.com | twitter.com/lagoexsnia
Forum Territoriale Permanente – Parco delle Energie
Tutt* quell* che si sono messi in movimento

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FESTA AL PARCO ARCHEOLOGICO DI 100CELLE!!

No alla Parata Militare!! No alle spese militari

 

Soldi alla scuola, alla sanità, all’edilizia popolare,alla riqualificazione del territorio
                     Riprendiamoci il Parco, facciamolo vivere!!!


* Ore 10.00 Biciclettata da Parco delle Energie (ex Snia) al Parco Archeologico di 100celle.
* Ore 11.00 Biciclettata da Cinecittà: appuntamento Via Palmiro Togliatti angolo via Papiria
Dalle Ore 11.00 il Parco vivrà di:...
* Visita guidata al parco archeologico
* Ciclo officina Masetti
* Sport: esibizioni dei corsi delle palestre popolari degli spazi sociali autogestiti
* Ore 13.00 Pic Nic e Grigliata libera (porta quello che vuoi per mangiare e condividere)
* Piantumazione di un albero di gelso
* Musica, canti e balli del Laboratorio Autogestito di Canto Popolare, Menestrella Femminista, Murga, Rap ....
* Riffa (in palio 2 biciclette)
* Chiacchierata sul futuro del Parco
* Pulizia parco

v  E tanto altro ancora in arrivo !!!!!!!!!!  Sono ben accetti contributi artistici e creativi da parte di chiunque!!!!

https://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=233496236844787&set=gm.1546082282285625&type=1&theater

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25 APRILE 2014, OGGI COME IERI LA LOTTA E' UNA

Contro ogni fascismo, razzismo, sessismo
Contro sfruttamento e precarietà
Contro sfratti, sgomberi, pignoramenti
Contro devastazione e saccheggio dei territori e delle nostre vite

Voglia di liberazione!!!

  I QUARTIERI DI ROMA EST CHIAMANO TUTTE E TUTTI AD UNA GIORNATA DI FESTA, DI LOTTA E LIBERAZIONE CHE ATTRAVERSI LE STRADE DI CENTOCELLE, GORDIANI, PRENESTINO

CORTEO
Ore 9,30 da Piazza  delle Camelie al lago della ex SNIA (lg. Preneste)
La resistenza continua nelle lotte sociali e riparte dai territori

https://www.youtube.com/watch?v=QNq_7NnSOdA

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La questura, adducendo banali motivi di viabilità,
vieta la manifestazione dell'8 marzo a Roma.
"Non ci facciamo intimidire e manifesteremo nonostante i divieti,
nei prossimi giorni azioni di protesta e comunicazione".

 

L'8 marzo è la giornata che tradizionalmente ricorda e rivendica le battaglie e l'autodeterminazione delle donne. Quest'anno vogliamo far diventare quel giorno anche un momento di espressione e manifestazione di tutte e tutti: donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i cie.

Partendo dalla parola d'ordine "io decido" vogliamo opporci all'obiezione di coscienza che mina internamente la legge 194, vogliamo che ospedali pubblici e consultori vengano sostanzialmente rifinanziati. Siamo pront* a manifestare per avere pieno accesso alla ru486 e alla pillola del giorno dopo, per affermare la libertà di scelta sul parto, sull'aborto, sulla nostra sessualità e sulle nostre vite!

Ieri la Questura di Roma ha vietato il corteo fissato da piazza dei Condottieri e diretto verso il Policlinico Umberto I, adducendo problemi legati alla viabilità e al traffico.

E' chiara la volontà politica di impedire una manifestazione determinata, cui hanno aderito moltissimi gruppi, collettivi e singoli/e. I temi del diritto alla salute, della libertà di scelta sul corpo e dell’obiezione di coscienza sono troppo spinosi per essere contestati!

Rivendichiamo il diritto di scendere in strada e manifestare per l'autodeterminazione e la libertà di scelta di donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex e migranti e invitiamo tutt* a partecipare e a sostenere questo corteo!

L'APPUNTAMENTO E' PER TUTT* SABATO 8 MARZO

h. 15 a PIAZZA DEI CONDOTTIERI (Pigneto).

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BIOSOLIDALE COMUNICA CHE.....


Ciao a tutti, vi comunichiamo una importante novità che riguarda i Gruppi di acquisto!

A partire dalla prossima offerta (quella che va dal 10 al 16 febbraio e che sarà online domani) le monodosi dell'ortofrutta saranno da 1kg  e non più da 3 kg.

Anche il minimo ordinabile per i trasformati sarà di 1 pezzo.

Abbiamo deciso di fare questo cambiamento per venire incontro alle richieste di alcuni gruppi che hanno difficoltà a suddividere la spesa; per questo le monodosi saranno messe in sacchetti singoli da 1 kg ciascuno.

Questa scelta incide certamente  sui nostri costi di preparazione, ma pensiamo che sia più importante migliorare il servizio che vi forniamo.

Sperando che la cosa vi sia gradita, attendiamo vostri feedback.

Paola Lavenia

Ufficio clienti - Biosolidale Distribuzione Srl

Tel. 06 92958708 - int. 1

Fax 06 60503283

gas@biosolidale.it

www.biosolidale.it

 

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11 GENNAIO 2014 nell’anniversario della rivolta di Rosarno
GIORNATA DI SOSTEGNO ALLA RESISTENZA CONTADINA E BRACCIANTILE

Roma dalle ore 10:00 alle 14:00
fuori il supermercato Coop di Largo Agosta
Distribuzione delle arance di “SOS Rosarno” a sostegno della Cassa di resistenza contadina e bracciantile

http://www.sosrosarno.org/news/item/159-11-gennaio-2014-giornata-di-sostegno-alla-resistenza-contadina-e-bracciantile.html

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Cosa si può mettere e cosa non si deve mettere nella compostiera


La lista seguente non è esaustiva (cosa impossibile) ma serve a dare una idea.

VA BENE PER LA COMPOSTIERA:
• Tutti gli scarti crudi e vegetali da cucina e da tavola. Nicoletta mi ha chiesto se si può mettere l’insalata condita non consumata. Ragionandoci, non vedo perché no: il materiale è crudo, l’olio è crudo, e la quantità di sale e aceto (o limone) è minima. Mischiata forse con un bel pò di secco. In ogni caso, è bene ridurre a dadi grossolani i gambi di brassica (broccoli, cavoli, cavolfiori, verza, etc.) per velocizzarne la decomposizione.
• Gusci d’uovo (schiacciati)
• Fogliame e erbe fresche (“materiale verde”) o secche (“materiale marrone”). Da evitare l’uso delle foglie di infestanti come la gramigna, l’oxalis, l’ailante e la robinia pseudaccacia.
• Pezzettini di rami (migliorano l’aerazione).
• I resti di caffe, tè e tisane, con o senza buste. I blog inglesi sono contrari all’uso dei resti da espresso ma mi fido degli italiani (avete mai “gustato” il caffè in Inghilterra? ).
• Palle di carta non trattata, tipo tovaglie da tavola. La robustezza della carta da cucina mi fa sospettare la presenza di un trattamento nocivo. Da mettere comunque solo se il materiale gronda d’acqua.
• Terra (quando manca il secco o quando il materiale sembra troppo umido).
• Deiezioni di erbivori o volatili (coniglio, pappagallo, gallina, anatra, ecc.).

NON VA BENE PER LA COMPOSTIERA senza fanatismi: la presenza occasionale non è un problema

• No agli agrumi, perché rallentano il processo e rendono il contenuto spiacevolmente scivoloso. Neanche le galline gradiscono.
• No ai resti vegetali particolarmente coriacei ma solo perché prendono un tempo smisurato per decomporsi: es. scarti da carciofo, settembrini, gusci di noci/nocciole, noci di alcuni frutti come pesche, albicocche.
• No a rami e rametti non spezzettati (l’edera è particolarmente rognosa) perché intralciano il giramento del contenuto. Una procedura facile-facile diventa difficile.
• No a pane, ossa e carne crude o cotte, dolci, formaggi e latticini (perché attirano topi e i ratti).
• No alla carta patinata, cartoni fatti con la colla moderna (epossida), etc.
• No a plastica, vetri, metalli e cose verniciate.
• No alle deiezioni (lettiera) di gatti, cani, maiali, volpi, lupi, orsi, umani e altri carnivori/onnivori.
• Tessuti (le compostiere industriali li accettano se sono naturali (cotone, lino o lana) ma ci vuole molto tempo perché si decompongono
                        
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NON ACQUISTATE UOVA CODICE 2 E 3

 

Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all'interno di veri e propri lager per animali?
Per la salute e il rispetto del mondo animale, fai molta attenzione al codice riportato!
Conosci le tue uova?
        
Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A "VITA" negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE DA NON RIUSCIRE NEANCHE A MUOVERE LE ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell'Unione Europea.

Un codice alfa numerico identifica ogni uovo:

il primo numero Indica la tipologia di allevamento
0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)
1 = all'aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)
2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA 0 SABBIA) - CAPANNONI PRIVI DI FINESTRE e luce sempre accesa!
3 = IN GABBIA (25 GALLINE PER METRO QUADRATO IN POSATOI CHE OFFRONO 15 CM . PER GALLINA) - UNA SCATOLA Di SCARPE PER TUTTA LA LORO VITA 
  
A terra dentro capannoni In gabbia dentro capannoni
Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T" Italia).
Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione.
Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l'allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l'uovo.
Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l'identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell'allevamento nei quali esse "soggiornano".
Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all'aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.

 

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PERCHE' NASCE IL FORNO POPOLARE ALLA CASETTA ROSSA

L’idea di autoprodurre il pane nasce dalla volontà di riscoprire e preservare il concetto di sostenibilità alimentare e filiera corta del cibo/cibo a Km 0, che da sempre supportiamo anche con altre attività, come l’acquisto di cibi direttamente da produttori locali, il Gruppo d’Acquisto Solidale e gli orti urbani con i relativi laboratori e le iniziative connesse.

Il pane è un bene simbolico che tesse fili di cultura, tradizioni e legame indissolubile con la terra. Attraverso la sua storia fonda una “democrazia reale” che, attraversando i tempi, unisce i popoli del mondo nella più che legittima lotta in difesa della Sovranità Alimentare dei popoli.

Il forno popolare, che è stato costruito con il contributo (anche economico) di volontari della Casetta Rossa, costruttori esperti e cittadini, oltre ad essere un mezzo di produzione di un bene primario, costituisce un mezzo di abbattimento del caro vita nonché un luogo di aggregazione sociale e condivisione dei saperi, uno strumento per tutelare la sostenibilità alimentare, riscoprire il valore etico e sociale dell’autoproduzione e dell’utilizzo comunitario di un bene collettivo: il forno é autogestito e utilizzato da tutti i cittadini il sabato, con un contributo minimo per l’utilizzo delle risorse necessarie al funzionamento e mantenimento del forno (legna, fascine, manutenzione ordinaria).

Inoltre, avrà uno scopo didattico, in modo da rendere chiunque ne abbia voglia autonomo nell’elaborazione dei prodotti e diffondere la cultura del cibo autoprodotto contribuendo al contempo alla lotta al caro vita e alla creazione di cibo sano e a basso impatto ambientale, totalmente autoprodotto con ingredienti il più possibile a Km0 e che contribuiscono ad incrementare un mercato di produzione locale e a sviluppare i concetti legati alla sostenibilità e alla sovranità alimentare.

Verranno infatti svolti laboratori e percorsi didattici di:

- formazione teorico-pratica sulla panificazione (etica, storia, tecnica della  lievitazione e degli impasti, uso dei forni)

- autoproduzione di pane, pizze, taralli, focacce, frise,ecc.

con l'obiettivo di:

-rendere i partecipanti ai laboratori autonomi nell’elaborazione di beni primari

-diffondere il concetto di sovranità alimentare e la cultura dell’autoproduzione di prodotti di prima necessità , riscoprendone il valore etico e sociale

-contribuire alla lotta al caro vita e alla creazione di cibo sano e a basso impatto ambientale, totalmente autoprodotto con ingredienti il più possibile a Km0

-incrementare il mercato di produzione locale

-sviluppare i concetti legati alla sostenibilità e alla sovranità alimentare

-creare delle occasioni di aggregazione sociale attorno all’elaborazione comunitaria di un bene collettivo

-diffondere la condivisione dei saperi

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Ciao a tutti
Sentito in modo informale tutti i membri del GAS presenti alla distribuzione del biosolidale di ieri e quelli presenti lunedì alla riunione del Casale, si è deciso di organizzare una cena di sottoscrizione del progetto orto di Domenico per venerdì 19 luglio.
Si è reso necessario prendere questa decisione, in questa modalità dal punto di vista tecnico, perchè la nostra riunione è solo due giorni prima, mentre da quello politico perchè le riunioni con gli altri due GAS non hanno dato , al momento, i risultati sperati.  Questo un pò per la difficoltà dichiarata di non riuscire a coinvolgere in questo periodo tutti i componenti del proprio GAS, un pò per motivi  di non ancora completa convinzione sul progetto stesso. Questo non significa da parte loro l'abbandono del tavolo di discussione e il disinteresse per la cosa, ma solo un procrastinarne l'adesione. Si sono detti però disponibili per partecipare a iniziative di sottoscrizione come la cena in programma.
Da parte nostra si è valutato a questo punto che, per non far morire l'idea/progetto e non perdere un'occasione che difficilmente ci ricapiterà, sia necessario affiancare al finaziamento individuale (siamo arrivati a 15 adesioni le cui quote vi ricordo raccoglieremo il 17 in riunione) una prima iniziativa di finanziamento collettivo e riuscire così a dare a Domenico un minimo di ossigeno per continuare ad affrontare i lavori più imminenti e superare il mese di Agosto.

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ASL di Milano a medici: prescrivete dieta vegana ai diabetici
Milano, 6 marzo 2013 (Adnkronos Salute)
"Hai il diabete? Diventa vegano". A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall'Asl del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che porta all'addio alle carni. "Dieta vegana, oppure mediterranea correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo". Ecco le prime 'terapie' da indicare ai pazienti, secondo quanto viene riportato in un documento "destinato a 1.100 medici di medicina generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali", spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione all'appropriatezza dell'Asl di Milano, anima del progetto.
Si chiama p-PDTA, percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2, viene periodicamente aggiornato da un gruppo di lavoro ospedali-territorio, composto da diabetologi di strutture cittadine (Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo), medici di medicina generale e rappresentanti dell'Asl di Milano. L'attuale versione, pronta per essere spedita ai medici di famiglia, è di fine 2012. Il prossimo aggiornamento sarà a dicembre 2014, salvo anticipi nel caso arrivassero nuovi dati clinicamente rilevanti.
Il documento tiene conto di linee guida esistenti, integrate da riflessioni del gruppo di lavoro basate su studi e altre fonti. "Lo scopo è fornire indicazioni concrete per la migliore assistenza da offrire ai cittadini per la prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza e prevenzione delle complicanze del paziente diabetico, da parte sia dei medici di medicina generale, sia degli specialisti", si legge nel testo che l'Adnkronos Salute ha avuto modo di visionare. Gli estensori hanno tenuto conto anche "delle risorse cittadine, da impiegare con il miglior possibile rapporto costo-efficacia" cercando di esprimere raccomandazioni che evitino "medicalizzazioni improprie e utilizzo inappropriato di diagnostica strumentale e di laboratorio".
Quanto alla dieta, l'obiettivo è "favorire abitudini alimentari, comportamentali, stili di vita e condizioni ambientali adeguati alla prevenzione primaria, alla gestione e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Questo Pdta - precisano i promotori - intende intervenire sui fattori che peggiorano la salute e la qualità di vita degli assistiti con un'azione integrata non circoscrivibile alla sola prescrizione farmacologica".
E proprio nel capitolo sulla "terapia medica nutrizionale" si trova il passaggio sulla dieta vegana, per la quale viene fornito ai medici anche un ricettario con suggerimenti culinari per i pazienti (che è parte integrante del Pdta). Nel volumetto 'Scacco al diabete con un pizzico di fantasia' si spazia da primi piatti a base di pasta integrale, classici, a proposte più 'alternative' come il meno noto bulgur (frumento integrale, grano duro germogliato), tutti conditi con verdure. Ci sono poi suggerimenti per rendere più appetibili le verdure, ricette per i legumi, persino un capitolo riservato ai piatti regionali e a quelli con soia e derivati. La premessa degli esperti è che "il calo ponderale è raccomandato a tutti i pazienti diabetici in sovrappeso corporeo o obesi", citando uno studio in cui "un importante calo di peso (del 15%) si è dimostrato in grado di normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica, producendo la regressione di casi diagnosticati di diabete".
Dunque si suggerisce la via per ottenere il risultato: "Una moderata riduzione dell'apporto calorico (300-500 kilocalorie al giorno ) e un modesto incremento del dispendio energetico (100-300 kcal al giorno) permettono una lenta ma progressiva riduzione del peso di 0,45-0,90 chilogrammi a settimana". E qui entra in gioco la dieta vegana. "In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un'alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico", recita il documento che riporta anche una serie di riferimenti scientifici a supporto. Le diete vegetariane - spiegano gli esperti nel Pdta - hanno prevenuto o migliorato il diabete.
Uno studio controllato randomizzato "di 5 mesi su 100 diabetici di tipo 2 obesi ne ha trattati 50 secondo la linea guida dell'Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, personalizzata per creare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere). E ha trattato gli altri 50 con una dieta vegana (più vitamina B12) con un 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine". Una dieta "basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini".
Il confronto è stato vinto dalla dieta vegana. Sia per l'aderenza al nuovo regime alimentare che è risultata del 67% per i vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada, sia per il calo di peso ottenuto: 6 chili contro 4. Le altre voci in cui ha primeggiato la dieta vegana sono la riduzione di farmaci antidiabete (43% contro 26%), la riduzione dell'emoglobina glicata, che è stata dell'1,48% per i vegani contro lo 0,81% dei pazienti in 'dieta Ada', e il colesterolo Ldl (-23 contro -11).
"Le due diete - concludono gli esperti - hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti". Accanto alla dieta vegana resta l'intramontabile dieta mediterranea che prevede un'alimentazione comunque "ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate".

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     Cosa c’è di sbagliato nell’assumere derivati del latte?

A cura del Physicians Commitee for Responsible Medicine - http://www.pcrm.org/
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano ad assumere grandi quantità di derivati del latte. Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per eliminare i latticini dalla propria dieta.

 

1-Osteoporosi
L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture. Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato. Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.
2-Malattie Cardiovascolari
I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10]. Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11]. I derivati dalla frazione non grassa del latte possono essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri rischi per la salute, come descritto oltre.
3-Cancro
Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio. A sua volta il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.
I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16]. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].
4-Diabete
Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17, 18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di Insulina.
5-Intolleranza al Lattosio
L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70% dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza Caucasica [19]. La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.
6-Tossicità da Vitamina D
Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o questa Vitamina era addirittura assente [20, 21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).
7-Contaminazione
Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.
8-Problemi per la salute dei bambini
Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.
L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10]. Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino. Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22]. Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini. Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.
Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio, Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.
Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.
PCRM

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Consumo di latticini e rischio di Malattia di Parkinson
Chen H, O'Reilly E, McCullough ML, Rodriguez C, Schwarzschild MA, Calle EE, Thun MJ, Ascherio A.
Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, Research Triangle Park, NC, USA.
Originale:
Chen H, O'Reilly E, McCullough ML, Rodriguez C, Schwarzschild MA, Calle EE, Thun MJ, Ascherio A. Consumption of dairy products and risk of Parkinson's disease., Am J Epidemiol. 2007 May 1;165(9):998-1006
Gli autori hanno condotto uno studio prospettico sull'associazione tra il consumo di latticini e il rischio di Malattia di Parkinson tra 57.689 uomini e 73.175 donne dello studio sulla prevenzione del cancro della Società Americana del Cancro. 250 uomini e 138 donne nel corso del follow-up (dal 1992 al 2001) hanno sviluppato il Malattia di Parkinson.
Il consumo di latticini è risultato associato positivamente con il rischio di Malattia di Parkinson: rispetto al quintile inferiore, i rispettivi rischi relativi per i quintili da 2 a 5 erano: 1,4, 1,4, 1,4, e 1,6 (intervallo di confidenza al 95%: 1,1 - 2,2; p per trend = 0,05). Tra i consumatori di latticini, sia uomini che donne, è stato trovato è un rischio maggiore, benchè l'associazione nelle donne apparisse non lineare. Una meta-analisi di tutti gli studi prospettici ha confermato un rischio medio-alto di sviluppare il morbo di Parkinson per coloro che fanno un consumo elevato di latticini.
Tra i soggetti facenti un consumo molto elevato di latticini il rischio relativo era di 1,8 (IC 95%: 1,4 - 2,4) per i soli uomini, 1,6 (IC 95%: 1,3 - 2,0) per le sole donne e di 1,6 (IC 95%: 0,8 - 2,1) per entrambi i sessi. Questi dati suggeriscono che il consumo di latticini possa aumentare il rischio di Malattia di Parkinson, soprattutto negli uomini. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi dati e comprenderne i meccanismi all'origine.
Commento a cura della Redazione di SSNV
Per questo ampio studio dell'Università di Harvard, oltre 130 mila soggetti sono stati seguiti per 9 anni. In questo periodo è stato registrato il loro consumo di latticini ed, a 388 di loro, è stato diagnosticato il Malattia di Parkinson. Lo studio aveva il fine di analizzare la possibile associazione tra il consumo di latticini e la malattia. I risultati mostrano che un maggiore consumo di latticini aumenta il rischio di Malattia di Parkinson in modo proporzionale con le quantità consumate. Il rischio derivante da tali prodotti è risultato maggiore negli uomini che nelle donne. Nel caso peggiore, ovvero di un uomo che faccia un consumo molto elevato di latticini, il rischio di contrarre la malattia è 1,8 volte superiore rispetto a un uomo che ne faccia un consumo minimo.
Questo studio conferma i risultati di altre ricerche sull'argomento che sono giunti a conclusioni analoghe; tuttavia il meccanismo fisiopatologico di questa associazione non è noto.

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 Cancro: ebbene sì, in Usa si studia il bicarbonato

Maurizio Blondet - tratto dal sito Effedieffe - http://www.effedieffe.com/
 

Anzitutto la notizia, segnalata da un lettore:

«Il National Institute of Healt ha asssegnato un finanziamento di 2 milioni di dollari al dottor Mark Pagel, del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, per affinare la sua ricerca sull’uso del bicarbonato di sodio nella terapia del cancro al seno».

Presto «comincerà una sperimentazione clinica sugli effetti del bicarbonato contro il cancro sugli esseri umani. (...) Precedenti ricerche sui ratti hanno dimostrato che il bicarbonato per via orale aumenta il pH tumorale (ossia diminuisce l’acidità) e riduce le metastasi del cancro al seno e alla prostata».
Così, a quanto pare, avrebbe ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini, che è stato radiato dall’Ordine dei medici perchè pretende di trattare il cancro inondando la zona di bicarbonato al 5%.
La notizia americana vendica anche il dottor Stefano Fais, gastroenterologo, che da anni cerca di promuovere il trattamento del cancro con somministrazione di «inibitori della pompa protonica» (nome sofisticato per i comuni farmaci antiacidi, che sono somministrati per l’ulcera). Il dottor Fais è sicuro che tali anti-acidi (lui usa il lansoprazolo) possono addirittura bloccare i tumori che sono diventati resistenti alla chemioterapia; ma non riesce a trovare cliniche disposte ad avviare una sperimentazione clinica su pazienti volontari; e ciò nonostante il dottor Fais non sia affatto un medico «selvaggio», bensì un direttore dell’ufficialissimo Istituto Superiore di Sanità, e più precisamente direttore del Dipartimento dei farmaci tumorali nel suddetto Istituto. Dunque uno che, quando parla, dovrebbe essere ascoltato: invece il dottor Fais s’è spesso lamentato anche sui media di «non riuscire a trovare un ospedale disposto a provare a trattare i cancerosi coi soli antiacidi», ottenendo al massimo che vengano usati insieme alla chemioterapia; anche se adesso sembra che qualcosa stia cambiando in meglio (QeA With Dr Stefano Fais - PPI and Cancer).
Tutti e tre i medici, l’americano Pagel e i due italiani, seguono lo stesso razionale, del resto ben noto a tutti gli oncologi: il tumore prospera in ambiente acido ed anzi lo genera attorno a sé, con ciò favorendo le metastasi; le cellule normali infatti muoiono in quell’alto livello di acidità in cui il cancro cresce. Dunque aumentare l’alcalinità dei circostanti tessuti, con il bicarbonato o gli anti-acidi, contrasta il proliferare delle cellule tumorali e pare che le obblighi ad auto-eliminarsi (apoptosi).
Anche le diete anti-cancro oggi raccomandate – abolizione della carne rossa, dei formaggi fermentati e riduzione delle proteine animali in genere, rinuncia agli zuccheri e carboidrati raffinati, e invece grandi quantità di verdura come cavoli e broccoli – sono diete alcalinizzanti. Il sangue umano, se sano, è lievemente alcalino (pH 7,4), e più è reso «acido» da diete carnee, meno bene ossigena le cellule; il mare è alcalino decisamente (pH 8,1), le acque minerali curative ancora di più (fra 9 e 11).
Dell’efficacia della terapia Simoncini posso testimoniare: un mio conoscente americano con cancro al fegato e pancreas quarto stadio, viene a Roma tutto giallo per ittero – la massa tumorale schiaccia il dotto biliare e lo occlude, sicchè la bile circola nel sangue – e con il prurito insopportabile collegato all’itterizia. Simoncini gli fa praticare una piccola apertura chirurgica sul ventre, e attraverso questa lo stesso paziente si inietta, più volte al giorno, siringoni di acqua e bicarbonato al 5%. Ebbene: in pochi giorni l’ittero scompare e sparisce il prurito, segno inequivocabile che la masssa tumorale s’è ridotta. Purtroppo il paziente è morto qualche settimana dopo a causa di una setticemia, perchè il sistema immunitario di un canceroso è ovviamente indebolito – altrimenti non si sarebbe sviluppato il tumore.
S’intende, quella di Simoncini non è la cura del cancro; esso può tornare. Ma è certo che ha migliorato la qualità della vita, e so di pazienti che sono invece completamente guariti – probabilmente perchè il sistema immunitario, che sorveglia ed elimina le cellule anomale che il nostro organismo produce nella mitosi fin dal loro apparire, aveva superato lo squilibrio, ed era tornato alla sua attiva funzione di «sorveglianza».
Il punto è che nemmeno la chemioterapia è la «cura» del cancro, e pretende di ottenere una riduzione del volume o rallentamento della proliferazione, ciò che a quanto pare Simoncini (e il dottor Fais) ottengono con l’alcalinizzazione dei tessuti, e senza effetti collaterali.
Resta da spiegare questo fatto: come mai in USA, un medico che studia la terapia col bicarbonato riceve un finanziamento pubblico di 2 milioni di dollari, in Italia, viene processato per truffa e omicidio colposo, radiato dall’albo dei medici e disonorato, come si faceva una volta (ora non più) per i medici che procuravano aborti?
In Italia, ai medici ospedalieri è vietato consigliare trattamenti alternativi alla chemioterapia ufficiale per contratto (vien loro fatta firmare una apposita clausola) e sotto pena di licenziamento. Per stroncare la terapia Di Bella, la ministra della Sanità di allora, Rosy Bindi, fece cancellare dal prontuario nazionale i farmaci che Di Bella usava, onde non poterono nemmeno essere prescritti (persino l’innocua melatonina, oggi in vendita nei supermercati, i pazienti dovevano farsela mandare dalla Svizzera). Da ultimo il caro dottor Paolo Rossaro di Padova, che cura con l’acido ascorbico in vena ad alte dosi (un protocollo adottato dalla clinica universitaria del Kansas), è stato sospeso e condannato a pagare 500 mila euro per danni ai parenti di un paziente morto dopo, o nonostante, il trattamento.
Un giorno ci si dovrà spiegare come mai l’oncologia ufficiale, che inietta ai pazienti sostanze che «mettono l’inferno nel corpo dei malati» (com’ebbe a dire il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell'Istituto Nazionale dei Tumori), è riuscita a creare in Italia un simile clima di chiusura verso ricerche promettenti, e di persecuzione di chi le sperimenta.
Naturalmente è difficile chiamare in causa per questa situazione Umberto Veronesi, di professione miliardario, e della sua sinistra egemonia nella cancerologia italiana; probabilmente bisogna chiamare in causa i vasti interessi delle multinazionali farmaceutiche, che da queste «cure» ricavano miliardi (ogni malato di cancro costa al servizio sanitario, con gli attuali protocolli chemioterapici, 60-80 mila euro l’anno), di cui Veronesi e la sua covata di oncologi è solo l’espressione.
Non si dimentichi che la conferma che il bicarbonato riduce il volume dei tumori molto meglio che le chemioterapie citotossiche, segnerebbe la fine ingloriosa di schiere di cattedratici universitari, di folle di primarii pagatissimi, e di linee di ricerca fallimentari: tutta gente che diverrebbe inutile. È logico che difendano le loro posizioni, anche a prezzo della vita dei malati.
E tuttavia, come si constata, in USA è ancora possibile sperimentare trattamenti alternativi, senza finire in galera; solo in Italia esistono argomenti-tabù fino al punto che forze di potere, dalla magistratura ai politici ad «oncologi» miliardari, reagiscono a chi prova ad infrangerli distruggendo la persona, professionalmente e umanamente, gli tappa la bocca, li condanna per omicidio (ma quanti ne ha uccisi la chemio? Quanti ne ha uccisi Veronesi? Non si calcola mai).
Alla fine, quella che poteva essere una gloria italiana, e passare alla storia come «protocollo Simoncini» o «protocollo Fais», si chiamerà invece «Protocollo Pagel». Ma anche questo è un evento ricorrente, nella storia italiana.

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 E' indetta per il giorno 19 giugno dalle ore 18.00 la consueta riunione del gas.

Data l'importanza degli argomenti la distribuzione della merce verrà anticipata dalle 17.00 (ANGELA e LOREDANA)

Gli argomenti all'ordine del giorno saranno:
- Presentazione nuovi soci gas
- Gestione ordini attraverso i form e nuovi referenti. Fondo cassa.
- Valutazioni su mercato e assemblea del 9/6 e prospettive per settembre.
- Progetto di Domenico sull'orto conto terzi con la partecipazione di altri Gas
- Varie ed eventuali.

P.S. PER I NUOVI SOCI INTERESSATI: NON MANCATE!!!

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Costruiamo insieme il nostro mercato!!!

Domenica  9  Giugno  2013  dalle  ore  10  alle  ore  14

MERCATO CONTADINO E ARTIGIANO DI PRODOTTI NATURALI E REGIONALI LIBERO DA MERCANTI
E A PREZZI POPOLARI
 
PER UNA ALLEANZA TRA LAVORATORI DELLA CAMPAGNA E ABITANTI DELLA CITTÀ, CONTRO LA CRISI E PER LA COSTRUZIONE DI “UN’ALTRA ECONOMIA”.
PER UNA AGRICOLTURA SENZA SFRUTTAMENTO DELLA TERRA, DELLE RISORSE E DELLE PERSONE.
PER UN CIBO SANO ED ECONOMICO E IL SOSTEGNO SOLIDALE AI PICCOLI CONTADINI E ALLA PRODUZIONE AGROALIMENTARE LOCALE.
PER RISTABILIRE CON AGRICOLTORI E PRODUTTORI DEL TERRITORIO UN RAPPORTO DIRETTO E SENZA INTERMEDIARI.

Questo primo appuntamento servirà a conoscerci e  cominciare a costruire insieme il “mercato senza mercanti” che vogliamo e che si ripeterà, a partire da Settembre, ogni seconda Domenica del mese.

alle ore 11,00  - ASSEMBLEA - tra produttori e consumatori
Presentazione dei produttori e dei loro prodotti
Condivisione dei principi ispiratori del progetto
Scegliamo insieme il nome del nostro mercato

Un piccolo mercato a Centocelle vecchia dove trovare cibo biologico e a km 0, frutta ed ortaggi di stagione, olio e vino, formaggi, liquori artigianali, miele e confetture, saponi e cosmetici naturali, pane e dolci, ma che ospiti anche eco-artigiani e la loro arte del riutilizzo e del riciclo e uno spazio per il baratto.
Un luogo dove imparare a fare il pane, il formaggio, la pasta fatta in casa e le conserve, in laboratori a cui daremo vita e che saranno aperti anche ai bambini.
Una piazza di incontro tra gli abitanti del quartiere, per fare la spesa e per socializzare e dove circoli la sapienza contadina e la cultura del consumo critico. 

VIENI ANCHE TU A FARE LA SPESA, A CONOSCERE QUESTA NUOVA ESPERIENZA E SOPRATTUTTO A DARE IL TUO CONTRIBUTO D’IDEE!!!

Dalle ore 10 apre il bar per la colazione, dalle ore 13 apre la BIOSTERIA per il prannzo.
 Viale della Primavera 319/b

IL “LABORATORIO SOCIALE AUTOGESTITO 100CELLE”    
IL “GASALE”- GRUPPO DI ACQUISTO SOLIDALE 
L'ASSOCIAZIONE CONTADINA “IL CORTILE"    
      info@lsa100celle.org                                     gasale@live.it

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Autoproduzione fuorilegge? La proposta Ue contro i piccoli coltivatori.

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati”. Un provvedimento che favorirebbe le multinazionali a danno degli agricoltori che operano su piccola scala.

di Giorgio Cattaneo - 16 Maggio 2013


La Ue propone una legge che penalizza i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala
Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”.

Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala.

“Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su Natural News – questa mossa è la 'soluzione finale' della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta”.

Criminalizzando i piccoli coltivatori di verdure, qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams in un intervento ripreso da Come Don Chisciotte – i burocrati europei possono finalmente “consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto”.

Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: “i piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti”. Per cui, “non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali”.


Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale
Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. “Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti”, sostiene Adams. Tanto più che “i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi”. Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.

“Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole”. Un tecno-governo impazzito: “Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo”, spiega Ben Gabel. “Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono”.

Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo e per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.

Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli: “Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione”, come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma “negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario”, avverte Adams. Esempio: dove si spiega come 'semplificare' le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali.


Praticamente, in base alla nuova legge Ue d'ora in poi tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati
Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. “Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale”. Inoltre, spiega Gabel, questa legge “uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea”, avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.

È quello che stanno facendo i governi, insiste Adams: “Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà”, al punto di “ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale”. Si avvera così la 'profezia' formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto.

L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: “I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando”, afferma Mike Adams. “Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale”. Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. “Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini”. Per questo, oggi “cospirano con le multinazionali come la Monsanto”, ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. “Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo”.

DISERTIAMO LA GUERRA
CORTEO da
LARGO AGOSTA
ore 17,00


Anche quest'anno la giornata del 2 giugno vedrà sfilare nel centro di Roma la consueta parata militare. Gli uomini di potere si metteranno sull'attenti al passaggio di sofisticati strumenti di morte e di guerrieri hi-tech, celebrando un lugubre rituale improntato alla più becera retorica bellicista, buona soltanto a prendere in giro i lavoratori e a far arricchire gli imprenditori della guerra.
La crisi provocata da quello stesso potere economico-finanziario che oggi si riunisce intorno al nuovo governo di unità nazionale condanna la stragrande maggioranza degli abitanti di questa città ad una condizione di precarietà materiale ed esistenziale che sfocia spesso ormai nella povertà conclamata. I tagli ai fondi della spesa sociale, finalizzati a rastrellare risorse da regalare al pozzo nero della speculazione finanziaria, attaccano il diritto alla salute, alla formazione, alla mobilità, ad un ambiente vivibile. Al contrario invece i fondi destinati alla spesa militare non solo non diminuiscono ma anzi vedono significativi aumenti. Decine di miliardi di euro saranno impiegati per i nuovi caccia F35, per la digitalizzazione di ogni singolo soldato, per nuovi satelliti spia, per lo shopping di tecnologie belliche israeliane, per portaerei, fregate, elicotteri, sottomarini, nonché per pagare lo stipendio a una torma di generali e colonnelli che farebbero meglio a dedicarsi all'orticoltura. Un altro grande capitolo di spesa è rappresentato dalle cosiddette “missioni di pace”, come la partecipazione alla guerra in Afghanistan o l'appoggio logistico alla guerra in Libia.
Ma oltre alla guerra propriamente detta, assistiamo ad una costante militarizzazione dei nostri territori, di quei territori in cui vivono, lavorano e cercano di andare avanti le persone che producono quella stessa ricchezza sociale che poi viene destinata alle banche e alla guerra. La guerra interna si avvale di dispositivi di controllo improntati ad una logica militare: le forze dell'ordine sempre più spesso si comportano con l'arroganza propria delle truppe d'occupazione, reprimendo le lotte sociali e chi non abbassa la testa. In nome dello stato d'eccezione permanente, sono le stesse relazioni sociali e produttive ad essere sempre più improntate ad una logica gerarchica che ricorda quella militare, in cui cioè tende a scomparire la libertà di scelta sulla propria vita.
Il 2 giugno 2013 un corteo antimilitarista attraverserà i quartieri in cui viviamo lasciando volentieri il centro turistico della città alla minoranza di estremisti esaltati che inneggiano alle forze armate.
Sarà una giornata utile per mettere in relazione i bisogni, i desideri, le spinte alla mobilitazione di quell'effervescenza sociale che preme per esprimere la propria voglia di liberazione e che vive ogni giorno anche nei nostri quartieri nelle mille mobilitazioni contro i tagli alla spesa sociale, le speculazioni, l'arroganza del potere.

CONTRO LE SPESE MILITARI E I TAGLI ALLA SPESA SOCIALE
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DEI NOSTRI TERRITORI E DELLE NOSTRE VITE
PER L'AUTORGANIZZAZIONE E L'AUTOGESTIONE DELLE LOTTE
DOMENICA 2 GIUGNO ORE 17 CORTEO DA LARGO AGOSTA A LARGO PERESTRELLO

Al termine performance teatrale a cura di Attrice Contro
 

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Una notizia che ha dell’incredibile: la causa principale del cancro è stata
ufficialmente scoperta decenni fa (1923) da uno scienziato premio Nobel per
la medicina, nel 1931.

E da allora nulla è stato fatto in base a tale conseguimento, se non
continuare a raccogliere in tutto il mondo soldi per la ricerca, attraverso
associazioni come, ad esempio l’italiana, AIRC.

Quando la causa primaria del cancro era già conosciuta.

Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno, perché questo fatto è
nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.

Nel 1931, lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio
Nobel per la scoperta sulla causa primaria del cancro.

Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio
Nobel.

Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico
e di uno stile di vita anti-fisiologico.

Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata
su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido
(nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule).

L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno. La mancanza di
ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.

Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della
stessa medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.

Cioè, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà
mancanza di ossigeno nel suo sistema. Se manca l’ossigeno, avrete acidità
nel vostro corpo.

Egli ha anche detto: “Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza
delle alcaline che attirano ossigeno”.

Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.

Egli ha dichiarato: “Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48
ore è possibile convertirla in un cancro”.

“Tutte le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le
cellule tumorali possono vivere senza di esso”. (Una regola senza
eccezioni).

“I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.”

Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori”, Otto ha mostrato che tutte le
forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi
del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).

Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano
ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di
ossigeno.

Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un
ambiente privo di ossigeno.

Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune
cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno.

IN SINTESI:
Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il
normale funzionamento. Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e
carente di ossigeno.

IMPORTANTE:
Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della
qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e
generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. In altre parole …
tutto dipende unicamente da ciò che si mangia.

Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala
chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH
neutro.

È importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla
salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente dovrebbe essere di
un ph leggermente alcalino (poco di sopra al 7).

In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.

Se il pH del sangue di una persona è inferiore 7, va in coma.

GLI ALIMENTI CHE ACIDIFICANO IL CORPO:
* Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (È il peggiore di
tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo
carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas). Il suo pH è di 2,1
(molto acido)
* Carne. (Tutti i tipi)
* Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)
* Il sale raffinato.
* Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)
* Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale,
zucchero e conservanti)
* Margarina.
* Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)
* Alcool.
* Tabacco. (Sigarette)
* Antibiotici e medicina in generale.
* Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’
dei cibi”)
* Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti,
coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.

Il sangue si ‘autoregola’ costantemente per non cadere in acidosi
metabolica, garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo
cellulare. Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per
neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti
già citati (per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbano il
corpo.

Dobbiamo tener conto che con il moderno stile di vita, questi cibi vengono
consumati almeno 3 volte al giorno, 365 giorni l’anno e tutti questi
alimenti sono anti-fisiologici.

GLI ALIMENTI ALCALINIZZANTI:
* Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del
corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide,
tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio). Le
verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.
* I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2,
tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino.
(Probabilmente il più potente di tutti - non fatevi ingannare dal sapore
acidulo)

* I frutti producono abbastanza ossigeno.
* Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.
* I cereali integrali: l’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli
altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno
di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno. Tutti i cereali
devono essere consumati cotti.
*Il miele è altamente alcalinizzante.
* La clorofilla: le piante sono fortemente alcaline. (In particolare aloe
vera, noto anche come aloe)
* L’acqua è importante per la produzione di ossigeno. “La disidratazione
cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte
tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.
* L’esercizio ossigena tutto il corpo. “Uno stile di vita sedentario usura
il corpo.”

L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che
acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le
bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.

Non abusare del sale o evitarlo il più possibile.

Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80%
alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.

Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il più possibile.”

Il Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al
mondo, dichiara apertamente: “Tutte le morti chiamate naturali non sono
altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.”

Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile, per il cancro,
comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta
alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che
producono acido.

In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si
eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo
può produrre il cancro.

Mencken ha scritto: “La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”.
“Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie
cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali,
arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.

Il Dr. Theodore A. Baroody ha scritto, nel suo libro “Alcalinizzare o
morire” (alcaline o Die):
” In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie, ciò che conta è
che essi provengono tutti dalla stessa causa principale: molte scorie acide
nel corpo”

Dr. Robert O. Young ha detto:
“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie
degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia
a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in
grado di eliminare, allora le malattie si manifestano.”

E LA CHEMIOTERAPIA?
La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto, che ricorre alle riserve
alcaline dell'organismo, per neutralizzare l’acidità, sacrificando basi
minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti,
articolazioni, unghie e capelli.

Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono
questo trattamento e, tra le altre cose, la caduta dei capelli. Per il corpo
non vuol dire nulla stare senza capelli, ma un pH acido significherebbe la
morte.

Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le
indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la
chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative che esistano..Si
parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non
vogliono che questo sia pubblicato.

Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono
un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al
profitto.

Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria
farmaceutica. E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura,
tanto quanto ne produce l’industria alimentare.

Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e
qualcuno dire: “… Poteva capitare a chiunque …”

No, non poteva!

“Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.
(Ippocrate, il padre della medicina)

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FONTI:
&h=YAQGFdPeA&s=1> http://www.ecplanet.com/node/3619

%2F&h=DAQHDx4v8&s=1> http://www.pmbeautyline.wordpress.com/